Il finocchio selvatico – Un prezioso alleato in cucina –

Durante i mesi estivi di luglio/agosto a secondo della stagione, è possibile imbattersi, passeggiando per le campagne, in una pianta aromatica della famiglia delle ombrellifere dall’aria molto delicata e con densi cespi di foglie sfrangiate di colore verde acceso.

Il finocchio selvatico ( foeniculum vulgare) è una pianta erbacea perenne fortemente aromatica che cresce in terreni della zona mediterranea, preferibilmente aridi e sassosi, temendo essa l’umidità e il ristagno d’acqua.

All’estremità della pianta si possono ben notare i fiori gialli raccolti su ampie ombrelle (che a casa mia chiamiamo “mappine”) e che contengono il seme (che è anche il frutto) il quale, cadendo, renderà possibile la riproduzione della pianta la primavera successiva.

I semi sono ben noti a tutti gli amanti della cucina perché preziosissimi (anche dal punto di vista economico… si trova in commercio a 10/15€ l’etto) per la preparazione di piatti tradizionali della gastronomia umbro-laziale. Mentre le foglie fresche, da raccogliere in primavera, sono un ingrediente fondamentale per la minestra di finocchio selvatico fresco, appunto, e fagioli bianchi oltreché per arricchire le insalate.
Dopo aver raccolto pazientemente i fiori nelle campagne, si mettono ad essiccare in zona ombrosa per una ventina di giorni, dopodiché, strofinandoli delicatamente tra le mani si fanno cadere tutti i semi che, a seconda dello sviluppo possono essere più o meno grandi.
Questi ultimi sono utilizzati per fare il pane, panini e biscotti al finocchio, oppure per degli ottimi e delicati infusi con capacità carminative, digestive, depurative ed antispasmodiche; i più piccoli invece rappresentano un classico per il condimento della carne di maiale, la porchetta, dei fegatelli come ottima alternativa alle foglie d’alloro, per le patate arrosto (una bontà!|), per il tacchino, il pesce ed infine per lo spezzatino con pomodoro ed olive nere.
Avete del buon pollo arrosto avanzato dalla sera prima? Seguite la ricetta che ho scritto su queste pagine per farlo con il pomodoro, finocchio selvatico e olive nere…quando il “riciclo” diventa delizioso.

finocchio selvatico

 

Una curiosità: sapete da dove arriva il termine “infinocchiare”?… be’ dalla consuetudine che in passato avevano gli osti disonesti di servire un piatto di finocchio selvatico agli avventori delle loro locande prima di portare loro del vino scadente. Il finocchio selvatico infatti, consumato crudo, altera le papille gustative facendo sembrare buono anche il vino più scarso…attenzione quindi agli antipasti a base di finocchio selvatico e a non farvi…infinocchiare!